«Valoroso combattente garibaldino, lottò strenuamente
in Spagna per la causa della libertà e della democrazia riportando
tre gravi ferite. Il movimento di ribellione alla tirannide nazi-fascista
lo trovò ancora, ardito ed instancabile partigiano, alla
testa dei Gap, al suo posto di lotta e di onore.
Tra innumerevoli rischi, alla testa dei suoi valorosi G.A.P. organizzava
e conduceva audacissime azioni armate, facendo sempre rifulgere
il valore personale e l'epica virtù dell'italica gente.
Ferito ad una gamba in un’audace e rischiosa impresa contro
la radio trasmittente di Torino fortemente guardata da reparti tedeschi
e fascisti, riusciva miracolosamente a sfuggire alla cattura portando
in salvo un compagno gravemente ferito e dal martirio delle carni
straziate e dal sacrificio dei molti compagni caduti, seppe trarre
nuova e maggiore forza combattiva, mantenendo pura e intatta la
fede giurata.
In pieno giorno nel cuore della città di Torino affrontava
da solo due ufficiali tedeschi e dopo averli abbattuti a colpi di
pistola, ne uccideva altri due accorsi in aiuto dei primi e sopraffatto
e caduto a terra fronteggiava coraggiosamente un gruppo di nazifascisti
che apriva intenso fuoco contro di lui, riuscendo a porsi in salvo
incolume.
I suoi numerosi sabotaggi, gli arditi e decisi attacchi alle caserme
ed ai comandi nemici, furono sempre fulgida gloria per il movimento
di rinascita nazionale e per la Italia tutta.
Noncurante delle fatiche e dei disagi, inaccessibile allo scoraggiamento,
infondeva sempre ardore ed entusiasmo in quanti lo seguirono nella
dura ma radiosa via della libertà. Organizzatore eccezionale
ed eroico combattente, dotato di irresistibile leggendario coraggio
conquistò con il suo valore un luminoso primato alla gloria
delle formazioni garibaldine e alla storia immortale della Patria».
Dalla «motivazione della medaglia d'oro al Valor Militare»
a Giovanni Pesce, decreto del 23 aprile 1947, Presidente del Consiglio
dei Ministri on. Alcide De Gasperi.
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